I luoghi della scienza e del progresso

Durante il XIX e parte del XX secolo l’interesse nei confronti della scienza e della storia naturale fu soggetto ad un forte incremento e molto probabilmente se ne deve cercare la causa fa i principi fondamentali di quel movimento filosofico culturale che prese nome di Positivismo. Il fermano ha sempre manifestati interesse nei confronti dell’arte e di tutte le sue massime espressioni, ma nel tempo ha dimostrato di essere aperto anche alla ricerca e la sperimentazione scientifica con lo scopo di avviare un processo di costante crescita cognitiva riservata  non solo ai dotti, ma all’intera comunità. Di fatto, il materiale raccolto ed elaborato durante varie ricerche o esplorazioni veniva divulgato per mezzo di volumi qualificati, mediante esposizione i musei pertinenti oppure attraverso istituti scolastici che non soltanto miravano alla formazione degli allievi ma si dedicavano attivamente anche alla promozione di programmatiche ricerche scientifiche. Un esempio concreto di luogo pubblico fondato per incoraggiare lo studio scientifico fu l’istituto tecnico industriale di fermo, pensato e finanziato dal filantropo e progressista Girolamo Montani.

Ancora oggi è possibile conoscere il percorso di alcuni rami delle scienza, della storia naturale e della etnografia attraverso il lavoro costante e caparbio di personaggi illustri quali Tommaso Salvadori, Silvio Zavatti, Temistocle Calzecchi Onesti, Ignazio Rossi Brunori e di tutti coloro che, credendo nelle passioni di questi uomini hanno deciso di perpetuarle nel tempo. A tal proposito le Amministrazioni Comunali del Fermano rappresenta un esempio di incessante coinvolgimento emotivo, in quanto hanno sempre tenuto in considerazione gli studiosi più prolifici del territorio decidendo di dedicare i loro spazi pubblici in cui conservare e valorizzare i risultati di lunghi anni di ricerca.
Tomasso Salvadori (Porto San Giorgio, 1835 – Torino, 1923) è stato riconosciuto in ambito scientifico come uno dei più grandi ornitologi dell’Ottocento. Sin dalla giovane età si distinse per uno spiccato interesse nei confronti di quella branca della zoologia che si occupa delle varie specie di uccelli. Lui stesso scrisse: “Ero giovinetto poco più che bilustre quando cominciai a raccogliere uccelli italiani e a far tesoro osservazioni mie e altrui”. In breve tempo riuscì a raggruppare un numero di esemplari straordinario e la rara collezione di aves italiani fu donata nel 1930 da una sua nipote al Comune di Fermo, il quale ha poi istituito un Museo di Scienze Naturali per salvaguardare la collezione ornitologica.
Silvio Zavatti (Forlì, 1917 – Ancona, 1985), invece, fu uno dei più grandi esploratori dell’ambiente polare che ebbe il merito di aver studiato non solo le caratteriste geomorfologiche di quelle zone, ma anche la peculiarità etnoantropologiche delle popolazioni che le abitavano. Infatti, durante le sue indagini, raccolse e fotografò oggetti utilizzati quotidianamente dalla gente della Lapponia, della Groenlandia e dell’Artide canadese che, insieme ai diari da lui stesso redatti, tracciano un quadro piuttosto chiaro delle loro tradizioni socio-culturali.
Gran parte del materiale venne esposto nel Museo Polare Etnografico, inaugurato per volontà dello stesso Zavatti a Civitanova Marche nel 1969. Sedici anni più tardi, tuttavia, fu acquistato dal Comune di Fermo e riallestito nel 1993 presso Villa Vitali, dove attualmente si presenta come il terzo istituto al mondo che ha come soggetto l’Artide e la sua gente.
Un altro uomo esemplare che ha saputo credere nella scienza e nell’umanità, mosso costantemente dal primitivo desiderio di progredire per migliorare le condizioni della società, fu Temistocle Calzecchi Onesti (Lapedona, 1853-Moterubbiano 1922).
Si tratta di un fisico che godette di poca fama e che tuttora risulta poco noto ai più, nonostante le sue ricerche abbiamo portato ad una scoperta determinante per Guglielmo Marconi e il sui primo apparecchio ricetrasmittente di segnali acustici a distanza. Ugualmente interessante è la spiccata personalità del tassidermista Ignazio Rossi Brunori che con passione si è dedicato all’antica pratica dell’imbalsamazione e ha donato numerosissimi esemplari della fauna marchigiana al comune di Montefortino, dove è stato inaugurato nel 2006 il Musei Faunistico dei sibillini.
Quando si parla di progresso non si intende soltanto evoluzione scientifica, ma anche sviluppo socio-economico.  Difatti il Fermano è il cuore di due importanti distretti industriali, quello calzaturiero e quello del cappello, i quali traggono origine dai mestieri artigianali che più presero piede nella zona intorno all’ottocento e che ancora oggi costituiscono attività economiche con processi produttivi al quanto alti. Proprio per ricordare e valorizzare questi due simboli della tradizione artigianale del fermano, sono stati istituiti dei musei che raccontano le origini delle due antiche attività economiche e il loro perpetuarsi nel tempo attraverso una filosofia che ha come fondamenta le tecniche del passato, ma anche una struttura salda e resistente grazie a raffinate tecniche di fabbricazione.

 

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